Dare delle regole significa darsi delle regole: anche nel lavoro

Di ritorno dal colloquio con le educatrici del nido, con una punta d’orgoglio e un leggero senso di spaesamento. Mia figlia, a quanto dicono, è particolarmente intelligente, divora i piedi dei tavolini a mensa, è molto (troppo) autonoma nelle attività e completamente refrattaria alle regole e al riconoscimento dell’autorità.

Torniamo dal colloquio con i compiti per casa. Due articoli scritti dalla pedagogista e formatrice Silvia Iaccarino sull’importanza delle regole e su come gestire questo delicato passaggio per l’infante, che è in piena scoperta del mondo. Tralasciando la grande responsabilità che deve avere un genitore nel fare le scelte più importanti quando il piccolo o piccola si affaccia ai “terrible two” (285 milioni di risultati su Google e 720 ricerche mensili di genitori disperati), ho notato un’impressionante somiglianza tra il mondo dell’infanzia e il mondo del lavoro dove le regole, quelle scritte e non scritte, sono la base della convivenza. E dovrebbero essere anche carburante per la collaborazione e la creatività in un ufficio. Proviamo ad andare nel dettaglio dei consigli della Iaccarino per declinarle nell’ambiente di lavoro. Ho eliminato dai testi originali i riferimenti ai bambini per rendere meglio l’idea. Non ho la pretesa di sostituirmi ad una professionista. Ecco dunque il testo originale: http://www.silviaiaccarino.it/le-regole-fatica-seconda-parte/

“Le regole non sono ordini o divieti, ma confini che servono per interagire in modo equilibrato e sano. […] Le regole proteggono, rassicurano, rendono prevedibile il mondo e portano, un po’ per volta, ad imparare l’autoregolazione, a tollerare e gestire la frustrazione ed a risolvere i problemi, attivando la creatività”. Rendere esplicite le regole (sia quelle già date che le nuove), in modo che abbia ben chiaro che cosa ci si aspetta.

Questo primo assunto è verissimo. Avere dei confini, delle prassi, delle consuetudini, non deve scoraggiare all’azione, piuttosto dovrebbe favorire la creatività. Le linee guida servono ad essere più coraggiosi e propositivi: conosco il mondo che mi circonda e so come posso muovermi perciò agisco con motivazione, senza paura di sconfinare. Ecco che una regola come quella di utilizzare un particolare strumento per comunicare in team, o un flusso di lavoro concordato da deterrente diventa un volano per il team.

Cercare di esprimere i “no” il più possibile al positivo: per esempio, evitare “non fare X”, MA “fai Y”. Esprimendo i limiti al positivo si evita di suggerire azioni “negative” e si comunicano aspettative positive. I limiti devono essere chiari, precisi, sintetici e concreti, adeguati, fermi e non troppo numerosi.

Un manager non è un genitore, siamo d’accordo, ma i no servono a crescere, selezionare e quindi ottimizzare il lavoro di squadra. Il no però funziona meglio quando interiorizzato e soprattutto quando è accompagnato da una proposta alternativa. Lo stesso vale quando qualcuno in ufficio ci chiede qualcosa di “assolutamente non posticipabile”. “E’ davvero urgente?” (dipende anche da chi te lo chiede). E la risposta può essere un “no” e può essere addirittura percepita come un sì se si offre un’alternativa a chi ci fa la proposta.

Sottolineare i comportamenti caratterizzati dal rispetto di limiti e regole (per es. “ho visto che hai compilato il piano operativo in tutte le sue parti, grazie!”). Allo stesso tempo, se va fatto un richiamo, focalizzarsi sempre sul comportamento e NON sulla persona. Per esempio evitare frasi come:“non sei accurato”, ma descrivere le azioni: “In questa circostanza potevi fare più attenzione”

Il fatto che delle regole di pedagogia si applichino così bene alla vita d’ufficio mi fa pensare che in ogni adulto rimane quella parte di bambino curioso, che desidera rapportarsi agli altri e trovare la sua strada, talvolta sgomitando. E non è per forza un male.

Darsi delle regole è ancora più importante che imporre delle regole agli altri. Darsi delle regole per vivere nel mondo del lavoro ti aiuta a pensare al di là dei limiti formali della tua routine, ad avere una visione d’insieme salda e sicura, a non annoiarti un solo giorno nella vita.

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Copywriter, missed storyteller, almost…

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